Piove sul bagnato
Piove… i media raccontano di tetti divelti, di alberi che cadono rovinosamente sul terreno, di tragedie sfiorate e non (purtroppo).
Piove e tutti rivolgono l’attenzione al rischio idrogeologico, alle colate di cemento che si allargano a macchia d’olio su tutto il territorio, agli argini costruiti male, agli alberi non potati per tempo, ai torrenti non ripuliti quando era il momento…
Piove e tutti gridano alla vergogna, additano chi governa e chi governa promette che farà meglio, che stanzierà i fondi, promette! Alla stregua di un bambino con il dito sporco di marmellata: non lo farà più!
Poi
smette di piovere, esce il sole, l’arcobaleno colora l’orizzonte e i
giornali tornano a parlare di calciatori e vallette, dell’eredità di
attori scomparsi, dei gialli famosi che fanno audience! Chi governa nel
frattempo litiga su chi deve andare alla consulta, o sull’art. 18 che fa
notizia e sugli argomenti che portano voti… si, voti! Perché alla fine
ciò che conta veramente è il consenso che mantiene le poltrone!
Il cemento, gli alberi, il clima che cambia non importano più a nessuno… almeno fino al prossimo allerta meteo.
Del
clima che cambia se ne parla ormai da anni, anche le signore in fila
alla cassa del supermercato lo sanno: “non ci sono più le quattro
stagioni!”. Solo pochi giorni fa il 5° rapporto IPCC provvedeva a fare
una sintesi chiara ed esaustiva sulla rotta intrapresa dal Pianeta ed è
chiaro ormai che le bombe d’acqua, le trombe d’aria, le allerte meteo
non sono eventi eccezionali, ma diventano quasi la normalità, diventano
ciclici “diluvi universali” con i quali la popolazione deve imparare a
convivere!
Il
rapporto IPCC è chiaro: se le emissioni di CO2 continuassero a crescere
con i ritmi attuali lo scenario al 2100 sarebbe catastrofico: il pianeta
sarebbe sottoposto a maggiori ondate di calore e caratterizzato da
cambiamenti negli andamenti delle precipitazioni e dei sistemi
monsonici. E allora? Allora ancora bombe d’acqua, fiumi che straripano e
tegole che volano… la soluzione possibile è una soltanto: invertire la
rotta, meno cemento e più prevenzione, meno riscaldamento globale e più
rinnovabili, meno trivelle e più fotovoltaico. La soluzione è possibile
ma occorre organizzarsi per tempo, mentre splende il sole non solo dopo
che le nuvole hanno coperto ogni prospettiva.

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