Se decidessi di chiamarmi aquila non imparerei a volare.
Il comunicato stampa del Ministero dello Sviluppo Economico risale ad Agosto 2014 e a prima vista sembrerebbe una gran bella notizia. Il programma di ricerca si occuperà infatti di energia pulita, parole chiare: un centro di eccellenza finanziato da 30 milioni di euro nell’ambito del polo tecnologico del Sulcis ove operano l’Enea e Sotacarbo!....
Ed ecco che al solito
solleviamo il tappeto e troviamo la polvere nascosta! Decantiamo energia
pulita e coinvolgiamo nella ricerca una società che si occupa niente
poco di meno che … di carbone!
Stiamo girando in
tondo e torniamo sempre allo stesso punto, gira e rigira torniamo al
carbone. Le linee di attività del centro di ricerca sono state delineate
molto chiaramente: uso sostenibile di combustibili fossili.
Ma scherziamo? I
combustibili fossili non sono sostenibili per loro stessa definizione!
Non è cambiando il nome di un oggetto che se ne cambia l’essenza! Se
decidessi di chiamarmi aquila certo non imparerei a volare!
Torna ancora una volta
la favola del “carbone pulito”, le lobby continuano a far pesare i loro
interessi e raccontano che riusciranno e realizzare tecnologie “zero
emissions” per la produzione da energia elettrica da carbone, in questo
modo ottengono finanziamenti che sarebbero stati più utili se dati alle
cause sostenibili davvero!
Il piano di attività del polo tecnologico prevede infatti la realizzazione di studi e sperimentazioni
sulla produzione di combustibili liquidi da carbone (incluso il carbone Sulcis), sulle tecnologie CCS (Carbon Capture and Storage) di cattura e confinamento della CO2 anche con l’ausilio di tecnologie di ossicombustione. Tra l’altro queste ultime sono processi al momento costosissimi e testati su impianti molto piccoli che aumentano la concentrazione di CO2 nei fumi ai fini di facilitarne la cattura.
sulla produzione di combustibili liquidi da carbone (incluso il carbone Sulcis), sulle tecnologie CCS (Carbon Capture and Storage) di cattura e confinamento della CO2 anche con l’ausilio di tecnologie di ossicombustione. Tra l’altro queste ultime sono processi al momento costosissimi e testati su impianti molto piccoli che aumentano la concentrazione di CO2 nei fumi ai fini di facilitarne la cattura.
Scopo finale del
progetto è la cattura dell’anidride carbonica e il confinamento della
stessa nelle rocce del Sulcis: mi viene in mente Sant’Agostino e il
bimbo armato di conchiglia che tenta di riversare tutta l’acqua del mare
nella buca sulla sabbia.
Per approfondire

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