Fumose strategie italiane

18:51 Unknown 0 Comments


Il decreto Sblocca Italia ha reso “strategici' oltre alle trivelle anche gli inceneritori di rifiuti. Sarebbe stato più opportuno rendere strategico il riciclo e ridurre la quantità di rifiuti, ma come al solito chi ci governa mette in cima alla scala delle priorità gli interessi economici di pochi in loco dell’interesse collettivo…

Le alte sfere sono quindi dell’avviso che i termovalorizzatori italiani siano fondamentali e irrinunciabili, termovalorizzatori che da un punto di vista prettamente linguistico dovrebbero valorizzare i rifiuti rendendoli energia… io insisto nel credere che la valorizzazione di un rifiuto passi per il riciclo… ma si sa chi punta alla protezione dell’ambiente è normalmente un utopico visionario.


Gli inceneritori in Italia sono 45, quasi tutti nella parte settentrionale della nazione e chi più chi meno tutti oggetto di critiche da parte degli ambientalisti. Se ci muovessimo dal sud lungo lo stivale a visitarne virtualmente alcuni potremmo renderci conto meglio della strategicità di ognuno di loro. Allora partiamo… e iniziamo il nostro viaggio-web, connessione on line e dita sulla tastiera… digitiamo i nomi di diversi termovalorizzatori italiani.

La nostra prima tappa è l’inceneritore di Massafra per il quale il gruppo Marcegaglia nel 2012 aveva presentato un progetto per il raddoppio, ne seguiva una diatriba tra società e provincia e alla fine il TAR di Lecce nel 2013 emanava una autorizzazione… intanto Legambiente si oppone ancora alla volontà di appesantire un carico ambientale già eccessivo in un’area geografica già provata dall’ILVA e dove è stata  addirittura rilevata presenza di diossina nel latte!

Già noto a molti è l’inceneritore di Acerra della cui gestione i cittadini sembrerebbero non fidarsi, se si considerano le proteste degli ultimi mesi per impedire l’incenerimento di alcune ex ecoballe ritenute “sospette”. Risalendo lo stivale ecco l’impianto di Macerata Pollenza: nell’agosto 2013 fu oggetto di una forte protesta da parte dei sindaci del comprensorio a causa del superamento dei limiti di emissione di diossina per ben 7 volte che ne causarono la chiusura.

Il termovalorizzatore di Coriano del gruppo Hera è invece protagonista dello Studio Moniter della Regione Emilia Romagna che riscontrò un aumento del rischio di nascite pretermine ma ne attribuì la causa alla casualità: solo coincidenza in pratica!

Nel 2013 una delibera dell’ASL di Pistoia aveva correlato alle emissioni dell’’inceneritore di Montale un eccesso di mortalità per patologie neoplastiche ma ciò non ha fermato la convenzione che ne ha autorizzato il  proseguimento dell’attività fino al 2033.  

Oggetto dell’indagine avviata dall’Asl di Viareggio è stato invece l’impianto di Falascaia che avrebbe correlato l’eccesso di tumori in Versilia alla presenza dell’inceneritore…

Saranno tutte coincidenze? Forse.

Ma di una cosa sola siamo certi: gli inceneritori sono “strategici”.

Sicuramente sono irrinunciabili quelli di Rovigo Villadose, Almisano, Montecchio e Trissino che bruciano rifiuti speciali e pericolosi. Sui rifiuti pericolosi è d’obbligo una precisazione: la normativa attuale prevede che ogni regione bruci i propri rifiuti a casa propria a meno che non siano pericolosi, in tal caso è possibile commissionarne l’incenerimento altrove, ed ecco che gli inceneritori autorizzati smaltiscono quantità di rifiuti di provenienza esterna, tipicamente dal sud verso il nord.

La lista delle strutture è ancora lunga… ma non voglio tediare nessuno parlando di emissioni di diossina oltre i limiti e di proteste. Prima di chiudere però una nota a margine va fatta: a partire dal 1992 gli italiani hanno pagato in bolletta 40 miliardi di euro con i cosiddetti cip 6: un piccolo dono ai costruttori di inceneritori… investire nel riciclo no?

No scusate, il riciclo non è strategico!







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