E se ripartissimo dai quartieri?
Ogni città che si rispetti conserva i propri sogni nel cassetto, disegna i propri progetti ambiziosi e a volte impossibili... ingegneri ed architetti a turno si inventano strutture fantastiche, meravigliose sulla carta che spesso rimangono eterne incompiute a causa dell’esaurirsi dei fondi a disposizione.
Così i sogni si infrangono sul cemento armato di strutture non fruibili, strutture a volte semplicemente accennate, a volte quasi complete ma ferme lì a metà strada a memoria dell’enorme spreco del denaro pubblico.
E intanto piovono progetti su progetti, il politico di turno si inventa nuovi modi per la riqualificazione delle città, nuove strutture sempre più “pazzesche”, sempre più ambiziose e invece basterebbe poco, meglio a volte fare un passo alla volta nella giusta direzione invece che una corsa folle nella direzione sbagliata.
Occorre focalizzare l’attenzione su un aspetto centrale che spesso viene sottovalutato, volgendo l’attenzione alle grandi opere ci si scorda delle piccole, ma sono le piccole opere che formano l’aspetto globale della città. Lo sguardo va rivolto ai quartieri e va rivolto agli edifici che compongono le aree cittadine, in particolare allo stato in cui tali edifici riversano. Passeggiando per le vie della mia città, percorrendo le strade dei diversi quartieri il comune denominatore che accomuna la quasi totalità dei palazzi condominiali è il degrado…, proprio così il degrado delle facciate, gli intonaci che si staccano, i cornicioni che pericolosamente insistono sui passanti… e poi nei quartieri del centro storico tante case, troppe, abbandonate da anni, vuote e pericolanti a peggiorare ulteriormente l’aspetto e il decoro urbano.
E’ superfluo puntare in alto quando non si riesce a rivalutare il presente, inutile pensare a grandi lottizzazioni che rubano ulteriore terreno libero ricoprendolo da nuove colate… occorre riqualificare il centro di ogni città partendo dagli edifici che lo compongono. Come?
Un aiuto certamente è rappresentato dalle detrazioni previste ai fini del recupero edilizio e della riqualificazione energetica che sono state prorogate fino al 31 dicembre 2015, ma non basta, occorre fare di più e occorre prendere decisioni difficili e a volte impopolari. Decisione impopolare ma necessaria potrebbe essere quella di imporre ai condomini presenti nelle aree di interesse turistico la ristrutturazione delle facciate che versano in condizioni non decorose. Si potrebbe “addolcire” l’obbligo aiutando economicamente i proprietari, per esempio attraverso l’esenzione dalle tasse comunali per un certo numero di anni.
Sarebbe certamente utile allo scopo fare un censimento degli edifici pericolanti e disabitati all’interno del perimetro cittadino, verificarne per ognuno di essi la proprietà e ove i proprietari non fossero in grado di sostenere un recupero edilizio dell’immobile e una messa in sicurezza dello stesso, dovrebbe essere il comune stesso a farsi carico della demolizione, magari approfittando per restituire alla collettività nuovi spazi, piccole piazzette adibite a verde, piccole aree di ritrovo collettivo che spesso nei quartieri più antichi mancano…
… e i fondi per far ciò? Sprecando meno e evitando di sognare troppo in grande, piccoli tasselli nel tempo potrebbero permettere una riqualificazione e un recupero reale delle nostre città.

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