Elettrodomestici ed etichette energetiche tarocche
Un quinto degli elettrodomestici presenti nelle nostre case consumano più di quanto dichiarato dai produttori. In parole povere: se abbiamo acquistato un elettrodomestico sulla base della classe energetica, almeno una volta su cinque ci hanno bellamente preso in giro!
E non stiamo parlando di piccole percentuali di differenza tra il dichiarato e il reale, la ricerca di MarketWatch, progetto cofinanziato dalla Commissione europea risultato della collaborazione tra diverse associazioni ambientaliste e consumistiche europee, tra cui le italiane Legambiente e Movimento di difesa dei cittadini, ha scoperto la differenza del 54% nei consumi in un modello di aspirapolvere, del 12% di un frigo, la luminosità ridotta del 20% in una lampadina a led.
Insomma, forse un po' lo sospettavamo già, ma adesso è certo che a volte l'etichetta apposta sugli elettrodomestici è palesemente "taroccata"...
Così, dopo lo scandalo delle auto che emettono più di quanto dovrebbero, ora anche gli elettrodomestici assorbono più elettricità del dovuto e al solito a rimetterci sono l'ambiente che non viene tutelato a sufficienza e noi poveri consumatori, che se decidiamo di spendere un po' di più per scegliere quel frigo che promette una bolletta più generosa invece... paghiamo più soldi in bolletta, paghiamo il frigo più caro e magari alla fine si rompe casualmente dopo due anni e un giorno dall'acquisto...
Certo le direttive dello scorso anno in merito ad efficienza energetica ed etichettatura dovevano portare ad altro: il regolamento prevedeva l'obbligatorietà dell'etichetta energetica completa dei prodotti anche nelle vendite on line, l'estensione dell'obbligo di etichettatura energetica ai forni a gas e alle cappe e l'obbligo della presenza negli apparecchi connessi in rete e nelle macchine per caffè con filtro, di uno stand by automatico.
Le normativa avrebbe dovuto promuovere l'efficienza energetica e invece ha promosso il raggiro in nome del profitto, e' evidente la strada che stiamo percorrendo da anni ormai, diretti verso un consumismo sfrenato impostato sulla quantità e sui margini a discapito della qualità. Se non viriamo velocemente la rotta e non torniamo a promuovere la qualità non riusciremo ad uscire da questo vortice nel quale siamo rimasti intrappolati.

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