23 mila vittime del carbone
Sono 23 mila i morti all'anno in Europa a causa dell'inquinamento delle centrali a carbone.
E' quanto emerge dal rapporto pubblicato da Health and Environment Alliance (HEAL), Climate Action Network Europe (CAN), WWF e Sandbag.
Un numero, 23 mila, che qualcuno potrebbe anche considerare fisiologico, che qualcuno potrebbe confrontare con il numero dei dovuti agli incidenti stradali, o a quelli dovuti al fumo delle sigarette... o anche agli sfortunati che scivolano su una buccia di banana e sbattono la testa.
23 mila morti possono essere considerati tanti oppure pochi, dipende probabilmente dagli interessi economici di chi li conta.
Io non saprei, a me sembrano tanti e mi sembrerebbero tanti anche se fossero 10 mila, mi sembrerebbero tanti se fossero 5 mila...in effetti mi sembrerebbero troppi anche se fosse uno solo.
Anche un solo morto in tutta Europa sarebbe troppo ove fosse possibile evitarlo grazie alla promozione delle energie pulite e la progressiva chiusura una volta per tutte delle vecchie 280 centrali che continuano ad intossicarci da anni.
280 centrali che inquinano non solo l'aria all'interno dei loro confini... portano dolore anche oltre le loro frontiere, siano esse comunitarie o no.
Nei fatti l'Italia conta "solo" 12 centrali a carbone, non tantissime per fortuna.
Ciò nonostante detiene la medaglia d'argento per vittime da inquinamento da carbone: il secondo posto per numero di morti in Europa.
Proprio così, se da una parte il rapporto addita quali responsabili del numero maggiore di danni all'estero Polonia, Germania, Romania, Bulgaria e Regno Unito, dall'altra parte annovera tra le nazioni a subire i maggiori danni a causa delle centrali oltre confine anche l'Italia con poco più di 1.600 decessi l'anno.
1.600 morti: 1.600 famiglie distrutte.
Oggi più di ieri la Comunità Europea riveste un'importanza strategica nelle scelte economiche ed ecologiche.
Il problema relativo all'inquinamento provocato dalle centrali a carbone non può essere risolto solo a livello locale, deve essere affrontato a livello europeo o meglio ancora globale e non bastano le promesse di Kyoto o di Parigi servono fatti reali che portino al progressivo abbandono delle tecnologie inquinanti verso un futuro sostenibile.
Davanti a noi non un bivio ma un'unica strada obbligata: possiamo scegliere se percorrerla o fermarci per sempre.

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