L'ultima spiaggia
Dal 1988 ad oggi 220 chilometri di coste sono state trasformate da case e alberghi: al ritmo di 25 metri al giorno parte del litorale italiano è stato avvolto in un pesante mantello di cemento.
La Sicilia con 65 chilometri di costa trasformata ottiene il podio di questa triste classifica, il Lazio e la Campania la seguono a ruota.
Si parla di una percentuale del 51%, oltre la metà delle spiagge italiane cambiate dalla mano dell'uomo che costruisce alberghi, riversa scarichi fognari, traccia strade... trasforma irreversibilmente l'ambiente in cui vive a volte per migliorare le proprie condizioni di vita, a volte sempre più spesso per peggiorarle.
E' vero infatti che il turismo è una ricchezza fondamentale per alcune regioni italiane e l'opportunità offerta dall'accoglienza e dall'ospitalità non può essere colta se non grazie alla presenza di alberghi e villaggi turistici. Ma è ancora più vero che la distruzione delle coste attraverso l'urbanizzazione indiscriminata non aiuta il turismo, bensì lo distrugge assieme alla distruzione della bellezza naturale delle coste italiane offuscata dall'eccessiva presenza di cemento.
Di questo passo le nostre spiagge rischiano di riempirsi di strutture ricettive e ville con vista mare e svuotarsi di turisti attirati da spiagge incontaminate da scoprire altrove ... di questo passo solo le riserve riusciranno a sopravvivere quali testimoni della bellezza naturale e viva del nostro ambiente che velocemente si trasforma in freddo e inerte cemento.
Siamo giunti ormai all'ultima spiaggia o siamo ancora in tempo per correggere la rotta?


2 commenti:
Forse no, Maria: soprattutto perché non lo vogliamo :-(
Speriamo... certo occorre correggere il tiro e investire molto anche nelle bonifiche ove sono presenti eco-mostri.