La polvere sotto il tappeto
Tolomeo pose la Terra al centro dell'universo, Keplero frantumando l'illusione egocentrica dell'uomo dimostrò che la Terra gira attorno al Sole, ma solo oggi io vi svelerò la verità: il mondo gira attorno ai soldi!
Ebbene sì!
Attorno al denaro si generano attività e scelte dell'uomo. Se qualcuno teme che un giorno ci faranno pagare anche l'aria che respiriamo, può stare tranquillo: l'aria la paghiamo già. Il problema è che l'oggetto di scambi e contrattazione non è aria pulita, bensì aria inquinata.
Gli interessi finanziari e la globalizzazione abbracciano ormai i settori più impensabili, non è solamente il prodotto delle industrie ad influenzare i mercati, ma i debiti dei vari stati, i giochi di potere delle diverse lobby e da non credere, esiste persino un mercato di CO2.
Andiamo per ordine. Il Protocollo di Kyoto, entrato in vigore nel 2005, con lo scopo di ridurre le emissioni di gas climalteranti e di conseguenza il noto "buco dell'ozono", impose agli Stati coinvolti obbiettivi precisi sulla quantità di emissioni in atmosfera. I promotori del progetto, non disponendo di strumenti in grado di migliorare le politiche nazionali in tema di energia e ambiente, posero le basi ad un meccanismo di mercato che incentivasse lo sviluppo sostenibile: lo scopo dichiarato era la riduzione delle emissioni attraverso un meccanismo meramente finanziario.
E' stato nei fatti implementato un sistema di “compensazione”, per cui se la centrale termoelettrica X immette in atmosfera una quantità di anidride carbonica deve contestualmente investire in attività che consentano il risparmio di una certa quantità di CO2, ad esempio nelle rinnovabili. La cosa che è poco convincente e che nei fatti si è dimostrata una strategia fallimentare è che tali crediti di anidride carbonica possono essere realizzati anche in paesi diversi, o in alternativa acquistati in borsa.
E' stato nei fatti implementato un sistema di “compensazione”, per cui se la centrale termoelettrica X immette in atmosfera una quantità di anidride carbonica deve contestualmente investire in attività che consentano il risparmio di una certa quantità di CO2, ad esempio nelle rinnovabili. La cosa che è poco convincente e che nei fatti si è dimostrata una strategia fallimentare è che tali crediti di anidride carbonica possono essere realizzati anche in paesi diversi, o in alternativa acquistati in borsa.
Cosa è quindi accaduto? Come una massaia che spazza il pavimento e spinge la polvere sotto il tappeto così le centrali a carbone e le acciaierie del nord del mondo hanno investito nelle rinnovabili in paesi come Cina o Africa, continuando ad inquinare in patria.
La speranza è che tale vergogna finisca al più presto. Il meccanismo creato ha infatti provocato un maggiore divario tra gli stati del mondo, non ha consentito alcuna riduzione delle emissioni in atmosfera di gas climalteranti, e sicuramente delle riduzioni non sufficienti a rallentare il riscaldamento globale, ha, cosa gravissima, rappresentato un ulteriore fonte di incentivi alle fossili; in Italia, i permessi alle emissioni sono stati spesso dati alle società in maniera gratuita sotto forma di rimborsi, si pensi a mero titolo di esempio, al caso della Centrale Termoelettrica di Civitavecchia che ha ricevuto la misera cifra di 51 milioni di euro, o all'ILVA di Taranto che, nonostante le note vicissitudini, ha ricevuto 3 milioni di euro al fine di poter continuare ad emettere anidride carbonica liberamente.
La politica di questi ultimi anni ci ha fatto credere di avere a cuore l'interesse del Pianeta, nei fatti ha continuato a finanziare l'industria dei fossili, lasciando alle rinnovabili qualche briciola, da investire magari lontano da casa dove il credito CO2 "casualmente" vale di più.
La politica di questi ultimi anni ci ha fatto credere di avere a cuore l'interesse del Pianeta, nei fatti ha continuato a finanziare l'industria dei fossili, lasciando alle rinnovabili qualche briciola, da investire magari lontano da casa dove il credito CO2 "casualmente" vale di più.



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