EVVIVA ABBIAMO VINTO!

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E non mi riferisco alla partita che la nostra nazionale dovrà disputare stasera con l’Uruguay, ma alla classifica stipulata da Legambiente in merito alla presenza di immobili abusivi lungo le coste. 

 

La Sicilia sale sul gradino più alto del podio e conquista la medaglia d’oro.

Il 16% degli edifici abusivi costruiti sulle coste italiane parla infatti siciliano, in realtà quasi il 72% degli illeciti edilizi sulla costa sono localizzati in solamente 5 regioni: Sicilia, Puglia, Campania, Calabria e Sardegna. Le stesse regioni italiane che dovrebbero fare del turismo il loro vessillo, le stesse regioni che dovrebbero coccolare e preservare le loro spiagge sono quelle che più di tutti le hanno contaminate, disseminando qua e là mostri di cemento a ricordare l’infinita stupidità umana. 

I 1500 km di costa siciliana ospitano migliaia di edifici abusivi, migliaia di villette che non si sono limitate alla vista sul mare, ma hanno preteso l’ingresso diretto sulla spiaggia, rendendo nei fatti “privato” un bene che doveva essere di tutti.

Legambiente con la sua campagna “Abbatti l’abuso” auspica il ritorno alla legalità promuovendo la demolizione dei mostri del nostro mare, ma ciò non basta. A mio avviso la demolizione da sola non è sufficiente, se non si accompagna al recupero del territorio è dispendiosa e vana. Demolire un eco mostro per poi lasciare le macerie sul territorio è addirittura peggiorativo. Bloccare i lavori di costruzione di edifici abusivi e lasciare gli scheletri lì per anni ed anni è inutile e deleterio.




Purtroppo l’abusivismo edilizio non è caratteristica solo delle coste, il “Rapporto sull’abusivismo edilizio e sullo stato di definizione delle istanze di sanatoria edilizia” redatto lo scorso anno,  dal Dipartimento di Urbanistica dell’Assessorato Territorio e Ambiente della Regione Sicilia, riportava la presenza di oltre 500 mila metri cubi di volumetria abusiva in tutta l’isola, coste ed entroterra: edifici costruiti in zone vincolate per rischio sismico, per rischio idrogeologico o in aree di interesse ambientale. Tra tutti gli abusi denunciati dai comuni siciliani meno della metà sono sottoposti ad ordinanza di demolizione e solo per lo 0,8% di questi ultimi sarebbe possibile procedere realmente con l’abbattimento. Sarebbe possibile procedere, ma solo se ci fossero i fondi. Purtroppo i comuni non hanno quasi mai la disponibilità economica a procedere, per cui spesso si  limitano a denunciare l’abuso.

Ecco allora il problema reale, non solo la presenza di abusi edilizi presenti in tutta l’isola, ma la contestuale assenza di liquidità dei comuni per ripristinare la legalità. Da una parte la necessità di recuperare il territorio e di restituire alla natura ciò che le appartiene, dall’altro le connivenze che hanno portato alla situazione attuale accompagnata dalla mancanza di soldi che caratterizza gran parte delle casse comunali.


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