Il valore del futuro del pianeta.
Molti additano le lobby fossili che spingono chi legifera a mantenere lo status quo, ma non è questa l’unica arma contro le energie rinnovabili, alla base c’è uno scoglio forse anche più alto: la tassazione.
La recente pubblicazione di Nera Economic Consulting nei fatti ci chiarisce di molto le idee. Lo studio, commissionato dall’OGP (Associazione Internazionale dei Produttori di Olio e Gas) analizza e compara i regimi di tassazione dei 28 stati membri della Comunità Europea e della Norvegia nel periodo che va dal 2007 al 2011 applicati alla produzione di energia dalle diverse fonti.
L’analisi ha compreso l’intera filiera dell’energia, dal processo di estrazione alla distribuzione e in maniera marginale anche le esternalità associate all’uso dell’energia.
La recente pubblicazione di Nera Economic Consulting nei fatti ci chiarisce di molto le idee. Lo studio, commissionato dall’OGP (Associazione Internazionale dei Produttori di Olio e Gas) analizza e compara i regimi di tassazione dei 28 stati membri della Comunità Europea e della Norvegia nel periodo che va dal 2007 al 2011 applicati alla produzione di energia dalle diverse fonti.
L’analisi ha compreso l’intera filiera dell’energia, dal processo di estrazione alla distribuzione e in maniera marginale anche le esternalità associate all’uso dell’energia.
I risultati pubblicati
nello studio parlano chiaro: i 28 stati EU e la Norvegia hanno ricavato
oltre 300 bilioni di euro in tasse dalle attività della filiera
energetica dell’olio, seguono gas e carbone. Per valutare correttamente
il grafico occorre tenere conto della grande influenza dei dazi sul
carburante che rappresenta la principale fonte di entrate pubbliche
dall’energia, davanti all’IVA.
Lo studio pubblicato
cita anche le esternalità, ovvero il costo sociale dovuto
all’inquinamento, ma “casualmente” non pubblica alcun grafico a
riguardo, si limita a indicare solo cifre stimate a ribasso, del resto
lo studio era commissionato dai produttori di olio e gas… cosa ci
dovevamo aspettare? In particolare Nera Economic Consulting
valuta il costo sociale della anidride carbonica pari a 30 € per ogni
tonnellata di CO2, ed in sintesi dichiara la presenza di 53 bilioni di
euro imputabili all’uso di oli, 29 milioni di euro all’uso di gas e 35
bilioni di euro all’uso di carbone.
In realtà i 30 euro
considerati nello studio sono stati scelti all’interno di un range di
valori molto più ampio e che, a mio avviso, tende a minimizzare gli
effetti reali dell’inquinamento.
Valutare correttamente
il costo sociale delle filiere energetiche non è facile, ogni studio
presente in letteratura fa storia a se e le cifre sono sempre diverse.
Ad esempio una pubblicazione del 2013 effettuata da Laurie T. Johnson e
Starla Yeh del NRDC e Chris Hope della University of Cambridge ha
quantificato il cosiddetto SCC (social cost of carbon) in 133 dollari a
tonnellata.
Il rapporto Stern (2006) stima invece un valore superiore a 62 euro a tonnellata.
Quanta tristezza nel pensare che sul mercato l’Emission Trading Scheme (ETS) valga invece solo 5 euro a tonnellata!
E’ inoltre facile
intuire come negli anni il costo sociale del carbonio tenderà a
crescere, perché raggiunta una certa concentrazione di anidride
carbonica in atmosfera ogni tonnellata aggiuntiva avrà conseguenze
peggiori… ma ovviamente tutto ciò inciderà solo nel lungo termine; a
breve invece ci sono le tasse che gli stati percepiscono; chi ci
governa dovrebbe essere dotato di un’ampia visione per essere in grado
di scegliere le soluzioni migliori… ma è evidente che così non è: alla
fine ricavi da tasse e pressioni delle lobby fossili hanno la meglio. E
la salute, la sostenibilità, il futuro del pianeta? Ma chi se ne frega!

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