Il valore del futuro del pianeta.

16:03 Unknown 0 Comments


Sembra che nessuno tra quelli che contano voglia le rinnovabili. Perché? Nelle campagne elettorali tutti sembrano essere green, poi nei fatti invece è stato affossato un settore che negli anni passati sembrava stesse per prendere il volo. Perché?
Molti additano le lobby fossili che spingono chi legifera a mantenere lo status quo, ma non è questa l’unica arma contro le energie rinnovabili, alla base c’è uno scoglio forse anche più alto: la tassazione. 





La recente pubblicazione di Nera Economic Consulting nei fatti ci chiarisce di molto le idee. Lo studio, commissionato dall’OGP (Associazione Internazionale dei Produttori di Olio e Gas) analizza e compara i regimi di tassazione dei 28 stati membri della Comunità Europea e della Norvegia nel periodo che va dal 2007 al 2011 applicati alla produzione di energia dalle diverse fonti.



L’analisi ha compreso l’intera filiera dell’energia, dal processo di estrazione alla distribuzione e in maniera marginale anche le esternalità associate all’uso dell’energia.



I risultati pubblicati nello studio parlano chiaro: i 28 stati EU e la Norvegia hanno ricavato oltre 300 bilioni di euro in tasse dalle attività della filiera energetica dell’olio, seguono gas e carbone. Per valutare correttamente il grafico occorre tenere conto della grande influenza dei dazi sul carburante che rappresenta la principale fonte di entrate pubbliche dall’energia, davanti all’IVA.
Lo studio pubblicato cita anche le esternalità, ovvero il costo sociale dovuto all’inquinamento, ma “casualmente” non pubblica alcun grafico a riguardo, si limita a indicare solo cifre stimate a ribasso, del resto lo studio era commissionato dai produttori di olio e gas… cosa ci dovevamo aspettare? In particolare Nera Economic Consulting valuta il costo sociale della anidride carbonica pari a  30 € per ogni tonnellata di CO2, ed in sintesi dichiara la presenza di  53 bilioni di euro imputabili all’uso di oli, 29 milioni di euro all’uso di gas e 35 bilioni di euro all’uso di carbone.

In realtà i 30 euro considerati nello studio sono stati scelti all’interno di un range di valori molto più ampio e che, a mio avviso, tende a minimizzare gli effetti reali dell’inquinamento.
Valutare correttamente il costo sociale delle filiere energetiche non è facile, ogni studio presente in letteratura fa storia a se e le cifre sono sempre diverse. Ad esempio una pubblicazione del 2013 effettuata da Laurie T. Johnson e Starla Yeh del NRDC e Chris Hope della University of Cambridge ha quantificato il cosiddetto SCC (social cost of carbon) in 133 dollari a tonnellata.

Il rapporto Stern (2006) stima invece un valore superiore a 62 euro a tonnellata.

Quanta tristezza nel pensare che sul mercato l’Emission Trading Scheme (ETS) valga invece solo 5 euro a tonnellata!

E’ inoltre facile intuire come negli anni il costo sociale  del carbonio tenderà a crescere, perché raggiunta una certa concentrazione di anidride carbonica in atmosfera ogni tonnellata aggiuntiva avrà conseguenze peggiori… ma ovviamente tutto ciò inciderà solo nel lungo termine; a breve invece ci sono le tasse che gli stati percepiscono;  chi ci governa dovrebbe essere dotato di un’ampia visione per essere in grado di scegliere le soluzioni migliori… ma è evidente che così non è: alla fine ricavi da tasse e pressioni delle lobby fossili hanno la meglio. E la salute, la sostenibilità, il futuro del pianeta? Ma chi se ne frega!





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