Chi ha rubato la Via Lattea?
Le frontiere del pianeta sono ormai visibili persino dallo spazio. Le nazioni ricche splendono di luce propria. Un astronauta dalla navicella è in grado di riprendere lo stivale e fotografarne una cartina accurata grazie ai confini luminosi che segnano le coste. Sembrerebbe un’immagine meravigliosa, ma così non è.
Da piccola mi stendevo su una brandina del mio balcone a guardare le stelle, ormai si riescono a scorgere solo pochissimi punti luminosi sulla volta celeste. Quale meraviglia ormai perduta era la volta celeste di qualche decennio fa. Quale meraviglia la possibilità di sognare guardando con il naso all’insù, la possibilità di guardare le stelle su in cielo invece che sui biscotti al cioccolato.
Negli ultimi anni l’attenzione ai problemi legati all’inquinamento luminoso ha cominciato a fare capolino, trainata dalla più “famosa” esigenza di risparmio energetico.
L’eccesso di luce
attorno a noi non rappresenta solamente un problema estetico, non solo
gli astrofili dovrebbero essere preoccupati. L’eccesso di luce emanata
dalla presenza umana crea disturbi a piante ed animali, modifica
l’ecosistema. Tra i danni ambientali ricordiamo l’alterazione dei ritmi
cicardiani nelle piante, animali ed uomo, la difficoltà o perdita di
orientamento negli animali (uccelli migratori, tartarughe marine, falene
notturne), e l’alterazione del fotoperiodo in alcune piante.
Alcune regioni
italiane hanno già provveduto a varane normative ecologiche che spingono
verso la diminuzione delle fonti di inquinamento luminoso a fronte di
un maggiore risparmio energetico.
Tre le regole che
andrebbero rispettate: evitare la sovra-illuminazione, rischiarare solo
dove è necessario, anche in funzione degli orari di utilizzo di un’area e
minimizzare la dispersione verso l’alto degli apparecchi di
illuminazione. Poche regole che ci permetterebbero di risparmiare in
bolletta e magari di tornar a vedere le stelle.

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