La festa è finita. Adesso chi pulisce?
Sul prato campeggiano piatti di carta e tovaglioli, un bicchiere bianco rotola verso la scarpata: il pic-nic è finito e i segni della festa rimangono lì a ricordare panini e bibite consumate poco prima.
Ecco la nostra storia, la storia di una nazione tra le più industrializzate degli anni passati, che ha visto nascere fabbriche, raffinerie, poli industriali come funghi, la storia di una nazione che negli anni ’70 ha dato lavoro a tanti operai e ha sostenuto tante famiglie. Adesso la festa è finita.
Le scampagnate fuori porta si sono trasferire altrove, nei paesi dell’est Europa, nella lontana Cina e in India, e nei nostri prati sono rimaste briciole e orme.
L’Eni a Gela, per esempio. I sindacati non hanno ancora trovato un accordo, la società propone loro l’apertura di linee produttive non ancora autorizzate, e intanto il tempo passa… i lavoratori rimangono a spasso e la bonifica del territorio aspetta, così niente lavoro e nemmeno turisti!
Non è
possibile banchettare tranquillamente, magari offrendo lavoro in cambio
di mala-salute e poi lasciare l’area in condizioni pietose. Te ne vai?
Va bene, ma prima ripulisci e lascia tutto così come lo avevi trovato!
Ma
Gela è solo un esempio. Lo stivale intero è costellato di vecchie
cattedrali, di eco-mostri non bonificati. Fabbriche chiuse, o edifici
iniziati e mai completati, eterni incompiuti, monumenti alla bruttura
italiana.
Altro che senso estetico e meraviglie del made in Italy.
Sarebbe veramente
importante la presenza di una normativa che preservasse il territorio, e
obbligasse le società proprietarie di stabilimenti ad elevato impatto
ambientale la successiva bonifica a chiusura degli stabilimenti stessi.
Una normativa che permetta a territori prosciugati nella loro originaria
essenza ambientale di ritrovare nuova vita e nuove prospettive più
ecocompatibili.

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